Per un lavoro più etico …

Cerimonia di premiazione del Concorso per studenti "Cristo, l'uomo del lavoro" sul tema del lavoro al tempo del Coronavirus

Carissimi lettori, ricordate questo Concorso ?

E’ stato sulle pagine del giornale diocesano Clarus per ben due mesi, dal 1 maggio al 1 luglio, giorno della scadenza. E pubblicizzato anche dalla CEI – UPSL ambito Lavoro.

Come prima volta, l’esito è stato molto positivo, considerando l’impegno profuso dai concorrenti candidati: Giovanna Boiano, Giuseppe Civitillo, Emanuela De Iorio, Chiara De Lellis, Francesco Di Muccio, Serena Geremia e Chiara Sabino, che il 30 settembre, alle ore 17.00, in Cattedrale hanno esposto i loro lavori, durante la cerimonia di premiazione a loro dedicata.

L’Etica è stato il denominatore comune dei lavori. L’Ufficio per i Problemi sociali e il lavoro, giustizia, pace e custodia del Creato, basandosi sulla Dottrina sociale, che è di natura teologico-morale, perché indirizzata a guidare  la condotta della persona, realizza in proposito iniziative come questa, anche come momenti di formazione al senso etico.

Dopo il saluto a tutti gli intervenuti, sono stati introdotti i lavori, rendendo protagonisti i sette studenti che hanno partecipato al concorso, con una loro performance, realizzata dall’ufficio, collage di tutti gli elaborati, con il filo conduttore, rappresentato dalla speranza futura di un lavoro per tutti, svolto con passione e soprattutto onesto.

Il relatore d’eccezione è stato Don Bruno Bignami, Direttore nazionale dell’Ufficio per i Problemi sociali e il Lavoro della CEI,  che ha presentato “Il lavoro alla luce della Laudato sì “. Attraverso vari esempi e citazioni, consiglia che “Bisogna imparare ad educarci a comprendere le motivazioni del lavoro: qualcuno potrebbe lavorare tanto per fare qualcosa; un altro potrebbe lavorare per portare a casa i soldi necessari per la famiglia; qualcun altro potrebbe lavorare per costruire qualcosa di utile per il bene comune e soprattutto per le generazioni future. Quest’ultima motivazione è alla base dell’esistenza di una comunità. Solo se c’è una comunità, è possibile costruire lavoro. La dinamica importante, di cui la Chiesa può essere parte, è che il lavoro è frutto di una comunità, fatta di persone che si mettono insieme e provano ad essere generative di lavoro”. Ma a questo punto, se comunità e lavoro vanno insieme, è importante anche l’etica del lavoro. Fare bombe o fare attività che inquina non può essere considerato un lavoro, perché distrugge. Secondo la LS il lavoro è prendersi cura, contribuire a rendere migliore l’uomo e il suo mondo. L’etica, dunque, è legata a quattro punti: l’etica nel lavoro, cioè bisogna mettere passione nel proprio lavoro; l’etica del lavoro: in base a ciò che produciamo (bombe e frutta non sono la stessa cosa); l’etica sul lavoro: dando importanza alla persona con dignità; l’etica per il lavoro: per il recupero della manualità e di ogni cultura del lavoro, ogni lavoro è dignitoso. Secondo papa Francesco il lavoro, nella Evangelii Gaudium, è: libero, creativo, partecipativo, solidale. In questa ottica dovremmo proseguire, se vogliamo lasciare ai giovani un mondo più giusto”.

Le conclusioni del Vescovo, S.E. Mons. Orazio Francesco Piazza, al riguardo, approfondiscono i concetti di etica e comunità, espressi in precedenza, aggiungendo altri tre spunti: “dal romanzo di Michael Ende, “Momo”, in cui i “Signori del Tempo” vogliono economizzarlo, per lavorare in fretta, consumando meno tempo e quindi guadagnare di più, recando tristezza in chi lavora, cita l’importanza che la passione e la felicità possano portare per il compimento di un lavoro; un’altra importante virtù, tratta dall’“Etica nicomachea” di Aristotele, detta diatichè, è la particolare amicizia – relazione, che si crea tra persone che lavorano insieme, perché imparano a condividere la stessa fatica, con un mutuo aiuto; la terza riflessione è legata al nostro territorio, di origine sannita, popolo abituato alla coesione nella vita comunitaria, cosa che purtroppo è andata diradandosi. Allentando la trama delle relazioni, non sentendo più lo spirito comunitario, le nostre terre si spopoleranno sempre di più dei loro giovani, che non proveranno più il senso di appartenenza alle proprie radici. Quella che una volta era la virtù della condivisione, purtroppo è diventato un difetto per le nostre zone, perché, pur essendoci tante belle realtà individuali, non si riesce a lavorare insieme. L’auspicio è che, soprattutto partendo dall’ambito ecclesiale, si riesca a cooperare per il bene comune, secondo principi etici e solidali”.

E’ seguita la premiazione, momento tanto atteso. La giuria ha valutato l’ottima qualità dei lavori svolti, stabilendo di conferire anche un secondo e terzo premio.

 

 

 

 

 

Sul podio (da sin. nelle foto) : 1° classificato Francesco Di Muccio di Raviscanina, con l’elaborato “Lavoro e sviluppo tecnologico”, con un punteggio di 32 voti, a cui è andato un premio di 400 euro per acquisto di libri scolastici;

2° classificata Giovanna Boiano di San Gregorio Matese, con l’elaborato “Etica e lavoro: binomio indispensabile”, con un punteggio di 31 voti, con un premio di 200 euro per l’acquisto di materiale scolastico;

3° classificata Serena Geremia di Piedimonte Matese, con l’elaborato “Il lavoro: uno, nessuno e centomila”, con un punteggio di 30 voti, con un premio di 100 euro per l’acquisto di materiale scolastico.

 

 

 

 

 

 

Ex aequo (da sin.), con 29 punti, per Emanuela De Iorio di Fontegreca con il testo “Armonia tra lavoro e natura”,

Chiara De Lellis di San Gregorio Matese con l’elaborato “Nella tua Odissea sei Ulisse o soltanto uno dei marinai?”,

Chiara Sabino di Piedimonte Matese, con il testo “Il lavoro: fulcro di valori”;

 

Giuseppe Civitillo di San Potito Sannitico, il più giovane, con l’elaborato “Cristo,l’uomo del lavoro”,  con 28 punti.

A tutti è stato consegnato un Attestato di partecipazione.

 

 

Il testo, contenente gli elaborati, con la preziosa prefazione di Don Bruno Bignami, è stato acquistato da numerosi invitati e il ricavato, al momento di euro 190, servirà per costituire un piccolo fondo per future borse di studio. Chi volesse copie del testo, può rivolgersi in diocesi.

La chiesa, simbolo della centralità episcopale, con posti contingentati secondo la normativa vigente post Covid, ha ospitato, oltre al folto numero di familiari dei ragazzi, anche  rappresentanti dell’ambito ecclesiale: alcuni sacerdoti; l’ordine dei Frati Minori con i novizi; gli uffici di curia, tra cui Ufficio scuola, Biblioteca e Archivio diocesani, Caritas diocesana, Uff. Comunicazioni sociali, Pastorale familiare; le associazioni diocesane: Ordine Francescano Secolare, Azione Cattolica, MEIC, Apostolato della Preghiera, Movimento per la vita “S. Gianna Berettta Molla”, Umanità Nuova, Volontari di G. Gaglione, Cooperatori Salesiani, ACLI, CSI, Gruppo “Gesù Salva”; Centro per la famiglia “Mons. Campagna”.

Le istituzioni intervenute: Il Sindaco del Comune di Alife; la Dirigente del Centro per l’impiego di Piedimonte Matese; il Vicepresidente della Consulta del Matese; la Direzione sanitaria del Distretto 15 con i dirigenti dell’ UORP; la referente per l’Educazione alla salute del Presidio Ave Gratia Plena; a livello scolastico: la Dirigente del Liceo “Galilei” di Piedimonte Matese; docenti e amici, vicini alle tematiche sociali .

E’ stata un’esperienza nuova, che ha aperto un mondo. “Questo concorso favorisca il passaggio dalla riflessione all’azione. Nel frattempo, ha già ottenuto una vittoria: rendere i giovani protagonisti del loro presente. Da spettatori a attori: costruttori di un domani migliore. Se è vero che ogni cambiamento comincia con il pensiero, la strada è tracciata. Un solco profondo e fecondo”. (dalla prefazione di Don Bruno Bignami al testo).

 Gli articoli su Clarus:

Il lavoro secondo i giovani. Ad Alife la cerimonia di premiazione del Concorso al tempo del Coronavirus

Per un lavoro più etico, fatto di relazioni e cooperazione. Ad Alife la premiazione del Concorso